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Filippo Di Lernia

La mia storia imprenditoriale

Dalla paura alla visione, passo dopo passo

Ottobre 2017. Tutto iniziò con una semplice chiacchierata. Un’amica mi parlò di un’azienda che cercava segnalatori: bastava proporre i loro servizi a conoscenti e amici imprenditori. Onestamente, non mi entusiasmava l’idea. Mi sembrava un approccio poco professionale. Ma c’era qualcosa che mi attirava in quel mondo: la possibilità di imparare a fare l’account, di crescere in un ambiente dove la comunicazione contava davvero. In quel periodo, mio padre era bloccato a letto per un grave mal di schiena e dovevo aiutare in azienda. Così, per un po’, accantonai il pensiero.

Il primo sì

Giugno 2018. Decisi che era il momento di fare sul serio. Richiamai il titolare. Risposta: “Non ho tempo da dedicarti”. In quel momento mi trovai davanti a un bivio: mollare o insistere. E io insistetti. Tanto. Finché non disse sì.

Mi misi a fare una lista: amici, conoscenti, piccoli imprenditori. Cercavo qualcuno con cui fissare un appuntamento. Ero teso, impreparato, ma affamato di imparare. Ogni volta che partecipavo a una visita con il titolare dell’azienda era come fare un master accelerato. Non capivo tutto, ma osservavo, prendevo appunti mentali, immagazzinavo esperienze.

La gavetta e il coraggio

Da settembre a dicembre 2018 riuscii a supportare tre amici, aiutandoli a costruire i loro siti. Scrivevo testi, facevo foto, provavo a mettermi nei panni del cliente. Era la mia gavetta: non guadagnavo quasi nulla, ma stavo costruendo qualcosa.

La situazione economica era critica. Vivevo con 400 euro al mese in una casa con affitto calmierato. La paura di non farcela era costante. A volte mi bloccava. Ma in quei momenti ho imparato il coraggio. Ho capito che la libertà ha un prezzo, e che quel prezzo spesso si paga con l’insicurezza, il dubbio, il fallimento.

Non sono mai stato costante. Sempre un po’ disordinato. Ma quando capii che il mio stile di vita non era più sostenibile, qualcosa cambiò. Ero stanco di non essere preso sul serio, anche dalle persone che mi volevano bene.

Un giorno sentii quelle parole che mi segnarono: “Se non sei in grado, vai a fare il cameriere invece di farmi perdere tempo”. Quelle parole mi spezzarono. E mi diedero una forza nuova.

La fame di imparare

Cominciai a girare per Roma. Porta a porta. Negozi su strada. Mi presentavo con una brochure e un sorriso. Spesso venivo respinto. Ma ogni tanto qualcuno ascoltava. L’azienda mi propose di acquistare un portale per le aziende romane. Lo presi, pur non sapendo come avrei fatto a pagarlo. Lo vedevo come un’ancora. Una possibilità.

Intanto, mi chiesero di aprire la partita IVA. Non fatturavo quasi nulla, ma lo feci. Un segno di fiducia. Un atto di volontà.

Nel 2019 iniziai a muovere i primi veri passi. Gli amici mi passavano contatti, il porta a porta funzionava a intermittenza. I clienti spesso non capivano il valore di ciò che offrivamo, e facevano fatica a investire. Ma vendevo. Imparavo. Stavo diventando un venditore.

Il lockdown e la rinascita

Febbraio 2020: ero convinto che quello sarebbe stato il mio anno. Poi arrivò il lockdown. Tutto si fermò. Nessun cliente. Nessuna entrata. Tre mesi chiuso in casa, da solo. Ma non stetti fermo: studiai. Leggevo tutto, mi formavo. Decisi che appena fosse finito, avrei spaccato tutto.

Quando l’Italia riaprì, mi buttai. Ripresi il porta a porta. Le cold call. Il passaparola. Poco dopo incontrai Claudio. Un grande. Mi aiutò tantissimo. Ottenevamo tanti appuntamenti, anche se pochi si trasformavano in clienti.

Il trasferimento e il primo vero salto

Dicembre 2020. Tutto di nuovo incerto. Decisi di trasferirmi. Cambiai città. Volevo essere più vicino all’azienda. Speravo di imparare di più. E così fu.

A Chianciano era diverso. Meno diffidenza. Meno traffico. Più possibilità. Guadagnai i primi veri soldi. Ricordo la mia prima fattura da oltre 1000 euro. Sembrava un miracolo. Portai con me mio cugino Mauro, poi Federico. Oggi è il mio socio.

Federico cominciò fissandomi appuntamenti. Mi vedeva come un venditore esperto. Io avevo paura di deluderlo. Ma insieme crescemmo. E con noi crebbe anche la squadra: altri ragazzi entrarono a far parte del nostro team. Avevamo creato qualcosa di importante.

L’evoluzione del metodo

Lavoravo sodo. Facevo di tutto: siti, foto, testi, campagne. Tutto per meritarmi un posto, un futuro. Iniziò anche la sperimentazione: iniziammo a usare strumenti come Trello e Calendar. All’inizio ci dicevano che erano una perdita di tempo. Poi capirono che funzionavano.

Era nato “Socio per Due Mesi”, il nostro primo metodo organizzativo: una sintesi di gestione del tempo, pipeline commerciale e progettualità condivisa. I clienti iniziavano a vedere la differenza. I nostri risultati miglioravano. E la consapevolezza cresceva.

Le battute d’arresto

Poi arrivò la malattia. Un momento difficile, di nuova incertezza. Ma anche stavolta ripartii. Finché non arrivò un altro stop. Questa volta definitivo.

L’ambiente in cui lavoravo non era più sostenibile. Troppe frizioni, poca visione condivisa. Nonostante tutte le promesse, dovetti accettare che quel progetto non era il mio. E chiusi un capitolo importante della mia vita.

La rinascita: Hermes Marketing

Una nuova vita. Nacque Hermes Marketing. Una nuova casa, un nuovo modo di lavorare. Tutto quello che avevamo sempre voluto fare, ora era possibile. Le strategie che non potevamo provare, ora funzionavano. Avevamo clienti, visione, libertà.

Ci siamo costruiti un’identità. Abbiamo delineato un metodo: il Metodo Hermes. Una struttura solida per aiutare le imprese a gestire, vendere e comunicare meglio. Abbiamo realizzato progetti che prima sembravano irraggiungibili. Abbiamo alzato l’asticella.

Abbiamo smesso di essere solo dei consulenti. Siamo diventati imprenditori. Ma in realtà lo eravamo sempre stati.

A chi inizia oggi

Oggi so chi sono. So quanto valgo. E so che questa storia, con tutti i suoi inciampi, può servire a qualcuno. A chi inizia adesso. A chi ha paura. A chi non ha le spalle coperte. A chi pensa di non essere costante, forte, capace.

Se ce l’ho fatta io, puoi farcela anche tu.

E credimi, non lo dico per motivarti. Lo dico perché lo so. L’ho vissuto. Fino all’ultima, benedetta difficoltà.

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